Il mio Perù

Perù… un viaggio che equivale ad un sogno ad occhi aperti.

Dopo diverse ore di volo e numerosi scali mi attende Lima, la capitale, splendida testimonianza di un ricco passato coloniale, fondata da Francisco Pizarro, el conquistador, intorno al 1500.
Colpisce la particolarità del suo centro storico, con i suoi caratteristici balconi in legno.

Dopo averlo girato a piedi, non perdo l’occasione di dare un’occhiatina al Museo dell’oro, il più grande del Per, intere sale dedicate all’esposizione di incredibili manufatti in oro provenienti dai più ricchi siti Inca della nazione.

Sul Machu Picchu

 

Poche ore di volo mi portano a Cusco, la sua vista dall’ alto impressiona non poco, l’antica capitale dell’impero Inca, situata a più di 3000 metri sul livello del mare mi lascia letteralmente senza fiato, infatti data l’altitudine riesco a mala pena a respirare, mi aiuta sorseggiare il tipico matè de coca, un’infuso a base di erbe di coca che mi permette di respirare meglio ed intraprendere subito la visita dell’ombelico del mondo, il soprannome che gli Inca diedero a questo luogo, confluenza, mi spiega la mia guida Juan, del mondo degli inferi, del mondo visibile e del mondo superiore.

La pietra magica dai 12 lati

Cusco é la città dai tanti volti, quello Inca degli imponenti templi, della sacra pietra poligonale dai 12 lati, quello che si legge sulle faccie della gente e nei colori dei tessuti artigianali, quello coloniale, con la sua splendida Plaza de Armas e la cattedrale.

A Pisac

Ed é proprio da Cusco che parto alla volta della valle sacra degli Inca, lungo il sentiero che segue il fiume Urubamba, attraverso i terrazzamenti coltivati lungo il fianco delle montagne, arrivando a Pisac, dove si svolge un chiassoso mercato che si tiene nella piazza centrale e che trae le sue origini dalla tradizione di scambio delle merci degli Inca.

E’ praticamente impossibile non soffermarsi ad ammirare i mille colori delle mercanzie esposte, stoffe, sciarpe, ponchi ma anche frutta, verdura, carne, monili d’argento lavorati a mano.

Seguendo un profumo delizioso, scovo un vecchio forno a pietra e più in là, perdendomi in una delle tante stradine laterali riconosco con un certo disappunto un tombarolo che svende, al miglior offerente, oggetti antichi provenienti da chi sa quale sito archeologico.

Purtroppo, mi spiega Juan, qui capita spesso, é un fenomeno che, data l’estrema povertà degli abitanti del luogo si fa fatica ad arginare, colpa anche di quei turisti ignoranti e faciloni che acquistano questi oggetti per il gusto di portare a casa un “souvenir” incuranti del grave danno che arrecano.

Sul Machu Picchu...
Rientro a Cusco giusto in tempo per gustare un’ ottima cena all‘Inca Grill a base di arrosto d’Alpaca e Quina, una vera specialità.

L’indomani parto alla volta del Machu’ Picchu a bordo del Perurail, un caratteristico trenino delle Ande, che con il suo procedere lento ed incerto su e giù per monti e colline arriva ad Aguas Calientes, da lì a bordo di un pulmino risalgo la montagna lungo una serie di tornanti fino ad arrivare in cima, un breve sentiero a piedi mi conduce alla scoperta di una vista mozzafiato, davanti a me, incorniciato da montagne e da una rigogliosa natura, il Machu Picchu, la città perduta degli Inca, strappata al suo oblio e alla foresta che l’aveva inghiottita dall’esploratore Bingham all’inizio del 900.

La destinazione di questo luogo é tutt’ora sconosciuta e forse questo accresce ancora di più il suo fascino, passeggio con calma alla scoperta di questa città misteriosa, distratta di tanto in tanto dalla presenza di lama che indisturbati brucano l’erba e si riposano al sole. Lo sguardo ripetutamente va al panorama é una vista che ti lascia senza parole, ti fa sentire un piccolo granello di polvere di fronte alla grandezza della natura.

Villaggio Uros sul lago Titicaca

Il mio viaggio continua alla volta di Puno, sul Titicaca, il più alto lago navigabile al mondo, quasi 4000 metri, al confine con la Bolivia.

Qui, in vere e proprie case galleggianti, fatte di molteplici strati di canne intrecciate, vivono gli Uros, antica etnia del luogo, il giro delle isole é impagabile.
Proseguo per Arequipa, città ai piedi delle Ande e del vulcano Misti, detta la “citta’ bianca” per lo splendore ed i riflessi prodotti al sole dalle costruzioni fatte con il sillar, un materiale che si ricava dalla lava essiccata.

Un giro per il centro, altra testimonianza coloniale, é d’obbligo, così come la visita al Monastero di Santa Catalina e a “Juanita“, la principessa di ghiaccio, una giovanissima ragazza Inca sacrificata al Dio vulcano intorno al 1400 per placare la sua ira e ritrovata perfettamente conservata sulle Ande pochi anni fa, il racconto del suo sacrificio fa inorridire, soprattutto quando ci si rende conto che questa era una pratica molto diffusa nella “civilta’” Inca.

Poco prima di vedere Juanita, ci mostrano le tecniche di conservazione...
Lascio questo paese carica di emozioni, ricordi, sensazioni di un mondo che, una volta a casa, mi sembrerà quasi irreale.

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