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New York “raccontata” da un expat d’eccezione, un giornalista col pallino del mondo!

Lui si chiama Piero Armenti, expat da circa tre anni a New York.

Nel suo sito Il mio viaggio a New York  descrive una New York per lo più insolita ed originale – quella che tanto amo raccontare dal mio punto di vista – attraverso una serie di itinerari che permettono di conoscere ogni volta una NYC diversa.

Così ho pensato di fargli qualche domanda per scoprire qualcosa in più di lui e della sua esperienza newyorkese.

Frammenti di New York

Frammenti di New York (credits Piero Armenti)

Viaggiatore ed expat.
Da dove nasce questo bisogno di viaggiare, esplorare e condividere?

Tutto nasce dalla passione per la scrittura. E per scrivere ho bisogno di stimoli: visivi, tattili, uditivi, argomentativi. Ho bisogno di muovermi. Certo, ammiro anche chi ha fatto scelte opposte alle mie: il pastore che rimane attaccato alla sua collina, chi cura molto le proprie radici, chi lotta per la propria terra. Li ammiro, ma io sono diverso. Come un marinaio che affronta mari tempestosi, mondi fantastici. Torna e li racconta.

A me piace proprio questo, vivere la realtà come perenne racconto, senza dare troppo importanza alle faccende quotidiane, ma proiettandosi verso un futuro imprevedibile.

 

Dopo aver girato una buona parte di mondo hai deciso di fermarti a New York.
Perchè proprio “lei”? Passione o esigenza?

La curiosità verso New York è nata mentre vivevo a Caracas, dove si sente molto l’influenza americana: i grattacieli, il mito del denaro, l’uomo che dal nulla emerge, la velocità, la fiducia e l’ottimismo nel futuro.

L’occasione l’ho avuta durante il dottorato all’Istituto Orientale di Napoli, quando ho fatto il mio primo viaggio a New York, per documentarmi su un un saggio che volevo pubblicare. Su Junot Diaz, autore di spicco di origine dominicane, vincitore del premio Pulitzer nel 2008. Tre mesi affascinanti, pensavo di aver chiuso con New York. E infatti non avevo in mente di tornare qui a vivere. Questo perché mi ero reso conto che i newyorkesi, per quanto sprizzino ottimismo da tutti i pori, sono sempre insoddisfatti della propria vita. E hanno la sensazione di essere poveri con stipendi con cui nel resto del mondo sarebbero ricchi. Finito il dottorato non sapevo che fare, e nello smarrimento tipico postdottorale, decisi di tornare per un po’ a New York. Senza eccessivo entusiasmo, a dire il vero, perché avrei preferito fare qualcosa in Europa. Tornato a New York, ci sono rimasto.

Quindi per rispondere alla tua domanda, New York è un amore maturo, di quelli che forse non ti fanno strappare i capelli, ma ti aiutano a vivere meglio giorno per giorno.

 

Come “vive”, tra vita quotidiana, difficoltà, lavoro, ospitalità, occasioni ed ovviamente vantaggi, un italiano a New York?

A New York ci vieni quando sei o molto ricco o molto disperato. Queste sono le due categorie di italiani che incontri. Un avvocato che vive nella sua cittadina italiana, e lavora, e vive bene, non ha nessuna ragione per trasferirsi a New York. Ce l’ha l’artista insoddisfatto, il giovane laureato disoccupato.

Credo che la grande differenza la fa innanzitutto il fatto che molti accettino di fare qui lavori che in Italia non farebbero, anche perché ben remunerati. Penso alla immensa quantità di camerieri italiani che trovi nei ristoranti. E poi con quel che guadagnano cercano di realizzare i propri sogni. In realtà c’è anche il rovescio della medaglia, e cioé che i sogni non si realizzano, e finisci per fare qualunque cosa pur di sopravvivere qui. Conosco una giornalista italiana- di cui non faccio il nome- che in Italia collabora con riviste importanti, televisioni, quotidiani, ma qui il lavora come dog-sitter. Poi ci sono gli italiani ricchi, che vengono qua per investire. Una comunità piuttosto grande.

 

Parlami del tuo blog Il mio viaggio a New York e del tuo lavoro.

Il mio viaggio a New York è un misto tra un blog e un tour operator ricettivo.

Il blog è la mia passione, il primo l’ho aperto nel 2004 a Caracas. Il tour operator ricettivo è invece l’aspetto imprenditoriale. Conosco, perché vi ho lavorato, la maniera un po’ affrettata e impersonale con cui i tour operator italiani trattano i turisti che arrivano a New York, e che pagano anche caro. Ho pensato che fosse il caso di offrire qualcosa di diverso, di una qualità superiore. Per farti un esempio. E’ come se avessi aperto un hotel boutique per sfidare le grandi catene alberghiere da 2000 stanze. L’ho fatto perché credo sia questa la strada giusta. Con un socio poi abbiamo aperto anche il primo tour dei rooftop di New York, le famose terrazze panoramiche, e sta andando molto bene.

 

Ho notato che, proprio come me, da Urban Explorer ami mostrare e raccontare una New York più insolita, magari meno patinata ma più vera, e forse più bella. Da dove nasce questo tuo interesse?

Io cerco di raccontare tutto, la New York nascosta, ma anche quella più conosciuta. La New York in movimento, in evoluzione. Le bellezze architettoniche, ma anche il newyorkese. Questa città va vista da un’ottica particolare, quella del sogno.

Per il 20% raccontiamo New York, per l’80% raccontiamo il sogno di New York. E questo perché la narrazione della capitale delle arti e della finanza, del Novecento e del nuovo millennio, è ancora adesso una bellissima sfida.

 

New York.
Un pregio, un difetto ed il luogo che, secondo te, non dovrebbe mai mancare in una visita in città.

Annoiarsi a New York è impossibile. E questo credo sia l’aspetto più evidente a chiunque. Più bello. Impossibile annoiarsi perché città cosmopolita, multirazziale, innovativa, a volte decadente, sempre energica.

Il difetto principale per me è il clima, soprattutto d’inverno, quando le temperature diventano gelate, e aggiungerei anche gli alti affitti per un appartamento, oltre al costo dell’hotel per chi la visita. Anche se in futuro credo che i prezzi scenderanno.

Riguardo ai luoghi da non perdere. Oltre a tutti quelli noti che ogni turista visita, io non trascurerei la dimensione culinaria. Mi toglierei lo sfizio di provare ogni giorno un tipo di cucina diversa, da quella afgana a quella vietnamita, passando per la coreana.

Piero Armenti

Piero Armenti

Pietro é attivissimo anche sulla sua pagina facebook con aggiornamenti live continui sulla vita, i locali, le novità e le iniziative più singolari della Grande Mela.

 

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