A proposito di Bucarest

Nel mio ultimo post, quello che chiudeva il 2013, mi auguravo per il nuovo anno di continuare a viaggiare e nel farlo di riuscire sempre a non perdere la capacità, preziosissima, di emozionarmi.

Il primo viaggio del 2014, quello che mi ha portato a conoscere la capitale rumena, non ha disatteso il mio proposito.

Bucarest mi ha sorpresa, in una maniera tutta particolare, quasi confusa, lasciandomi, cosa alquanto bizzarra per una che ha fatto della scrittura la sua migliore forma di espressione, letteralmente senza parole.

In preghiera...

Ancora adesso mentre scrivo cerco, a fatica, di riuscire a sbrogliare la matassa di pensieri ed impressioni che mi affollano la mente.

Bucarest é una città in cerca di un’identità perduta, sospesa in una sorta di limbo tra passato e futuro.

Da sempre terra di passaggio tra est ed ovest, crocevia di razze, culture e religioni e poi improvvisamente negli anni cupi della dittatura privata di tutto, relegata al ruolo di sofferente ed impotente spettatrice davanti agli orrori e alle devastazioni, dalle quali ancora oggi nonostante gli sforzi compiuti sembra faccia fatica a riprendersi.

Nella citta' vecchia di Bucarest...

Camminare per le sue strade tra costruzioni antiche e moderne, comprendere, attraverso le parole della gente del posto, la difficoltà del trovarsi tra un’urgente desiderio di normalità ed una realtà ancora troppo complessa che ne impedisce un sereno sviluppo, visitare i luoghi terribili della sua storia recente, osservare con i propri occhi la vita vera e difficile del suo interland… confonde, emoziona, fa riflettere.

La vecchia Bucarest

Nei miei occhi restano forti e contrastanti delle immagini, divenute quasi simboli, che raccontano parecchio di questa città.

Le chiese ortodosse, bellissime, costruite secondo lo stile rumeno che riassume in sè i principali elementi architettonici dei popoli che si sono stanziati in queste terre nel corso dei secoli.

Vissute dai fedeli in maniera così toccante, attraverso la devozione, il pellegrinaggio, la preghiera incessante ed il rito delle candele, accese (tanto per i vivi quanto per i morti, come vuole la tradizione) rigorosamente all’esterno degli edifici sacri, in apposite nicchie, la cui cera una volta sciolta viene raccolta e riutilizzata per prepararne di nuove.

In pregiera nella vecchia chiesa della Corte Principesca...

Candele votive nella Chiesa della Vecchia Corte Principesca

Devoti offrono candele nella Chiesa del Patriarcato...

La chiesa Stavropoleos

Il piccolo monastero della Chiesa Stavropoleos

Gli edifici del centro storico, quelli rimasti in piedi, che ricordano il periodo d’oro della Belle Epoque.

Decadenti, bisognosi di urgenti restauri, addirittura alcuni col segnale di pericolo di crollo, pochi, pochissimi quelli finalmente riportati all’antico splendore.

Restauri che se da un lato danno un’idea di quella che doveva essere l’accattivante estetica della città in quel periodo, dall’altro riescono a fa risaltare ancora di più le brutture delle costruzioni in rovina.

edifici restaurati nel centro storico...

Edifici storici in rovina

La vecchia Bucarest

La famosa Locanda di Manuc.

Simbolo del florido passato della città che, grazie all’incessante flusso dei commerci tra est ed ovest, a partire dal Medioevo accoglieva mercanti, uomini illustri e talvolta,nobili. Qui si facevano “affari”, si creavano alleanze e si stilavano importanti trattati di pace.

Verso la Locanda di Manuc...

Nella Locanda di Manuc

La Vecchia Corte Principesca.

Le rovine del Palazzo di Vlad Tepes, il temibile e sanguinario principe di Valacchia (una regione della Romania) personaggio al quale si ispirò lo scrittore Bram Stoker a fine ottocento nella stesura di quello che divenne poi uno dei romanzi del terrore più letti di tutti i tempi, Dracula.

La vecchia Corte Principesca

Vlad Tepes, sanguinario Principe di Valacchia

Il “terribile” Palazzo del Parlamento.

Il “mostro” come lo chiamano in molti (ammetto che a guardarlo dal vivo vengono ancora i brividi), simbolo del periodo più oscuro della storia rumena, quello della dittatura. Voluto da Ceausescu in persona come “strumento di propaganda” per impressionare il popolo, per costruirlo furono abbattuti edifici e chiese di uno smisurato valore storico e artistico.

Il Palazzo del Parlamento, il

La piazza della Rivoluzione, il luogo in cui terminò di fatto la dittatura.

Più di 1000 morti in pochi ore, l’obelisco che sanguina nel punto in cui “infilza” una matassa scura ed informe rappresenta la rinascita dopo tanto dolore.

Piazza della Rivoluzione

L'obelisco della

Fine di un dittatore.

La tomba di Ceausescu e di sua moglie Elena, nel cimitero civile di Ghencea. Lascia davvero perplessi ed interdetti la moltitudine di fiori, di lettere e poesie che inneggiano a lui e al suo “operato”.

La Tomba di Ceausescu e di sua moglie Elena

La speranza.

Capodanno 2013, Piazza della Costituzione. Proprio davanti al “mostro”, il Palazzo del Parlamento, i Bucarestini, così si chiamano abitanti della città, si riuniscono con le famiglie e gli amici per festeggiare il nuovo anno, cantano, ballano, si abbracciano, accendono lanterne cinesi che lentemente colorano la notte, é il desiderio di rinascita in tutti i sensi, la vita che comunque continua, l’attesa per un futuro migliore.

Quella notte anche io mi sono sentita una di loro, sorpresa, commossa, emozionata.

Buon Anno da Bucarest...

Orgogliosi

12 Comments

  • emptyin

    gennaio 4, 2014 at 11:08 am

    Vedendo qst foto mi convinco che certi posti offrono di piu’ in certi periodi dell’anno.Visitare Bucarest in inverno penso sia il top (citta’ che nn ho mai visitato). Bye!:)

    Rispondi
    • simona sacri

      gennaio 4, 2014 at 1:08 pm

      Grazie Marika, le chiese ortodosse sono di per se’ dei veri e propri capolavori architettonici, le piu’ belle che ho visto sono quelle russe anche se devo riconoscere che quelle di Bucarest sono molto “vissute”!!

      Rispondi
    • simona sacri

      gennaio 4, 2014 at 1:07 pm

      Grazie Lucia, detto da te ha ancora piu’ valore.
      Sono partita, come sempre, curiosa e sono ritornata “sorpresa e piena di domande”, se viaggiare implica, la’ dove e’ possibile, il dovere di capire e divulgare allora Bucarest e’ una tappa alla quale non si puo’ davvero rinunciare!!

      Rispondi
  • Antonella

    marzo 9, 2015 at 1:33 pm

    Condivido in pieno! Bucarest è una città che lascia storditi, che coinvolge in maniera impressionante, e che è difficile da dimenticare. Ho amato questa città e il suo popolo: negli occhi delle persone si legge il dolore di anni di sofferenza, ed è tutto così autentico. Sarà perchè di turistico c’è ancora poco, anche se ho notato una gran voglia di modernità che spero non cancelli la storia e le tradizioni di questo paese così incantevole e suggestivo…

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