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Miyajima, il Giappone che non mi aspettavo

Se ripenso al Giappone l’immagine che ritorna prepotentemente ai miei occhi é quella di un enorme Torii rosso dalle sfumature arancio.

Una porta sacra che indica l’accesso ad un Santuario Shintoista alta ben 16 metri che emerge, come se galleggiasse, dalle acque antistanti una piccola isola avvolta quasi sempre, per caso o per volontà delle tre divinità femminili che qui risiedono da più di 1500 anni, da un’impalpabile nebbiolina che rende lo scenario, se possibile, ancora più mistico.

Miyajima, scorci dal Santuario Itsukushima

Miyajima, scorci dal Santuario Itsukushima

Non so se é per questo o per le persone che la abitano, per il clima che si respira o per le storie miste a leggende e miti che si raccontano, per le mille lanterne che ogni sera la illuminano segnandone i contorni nella notte scura o per i cervi e le scimmie che la popolano.

Non so se é semplice suggestione o sorpresa davanti ad uno scenario così lontano dal mio quotidiano ma in quest’isola ho trovato il Giappone che non mi aspettavo, capace di coinvolgermi come mai avrei pensato.

A Miyajima, letteralmente isola santuario, ci sia arriva in mezz’ora di treno da Hiroshima.

Il tragitto dalla piccola stazione al molo si copre in pochi passi a piedi. I traghetti partono ogni 30 minuti e ne impiegano circa 25 a raggiungere il piccolo imbarcadero dell’isola.

Man mano che ci si avvicina alla costa oltre al gigantesco Torii di legno di canfora che contrasta con i colori caldi, segno di un autunno imminente, della montagna alle sue spalle si iniziano a scorgere i contorni della piccola cittadina di Miyajima, il molo con le barche dei pescatori, le case basse, le stradine e la sorprendente presenza di numerosi cervi che vagano liberi tra i passanti in cerca di cibo ed attenzioni.

Miyajima vista dall'imbarcadero, sullo sfondo la Pagoda Tahoto

Miyajima vista dall’imbarcadero, sullo sfondo la Pagoda Tahoto

I cervi di Miyajima

I cervi di Miyajima

Il primo luogo che istintivamente richiama l’attenzione, una volta sbarcati, é il Santuario Shintoista di Itsukushima.

Per raggiungerlo, in pochi minuti a piedi, basta seguire il flusso ininterrotto di fedeli che dal molo percorre il breve tratto di costa che lo separa dall’ingresso.

Un’esplosione di arcate, o forse sarebbe meglio dire porte rosso-arancio che riprendono il colore del Torii antistante, costruite su ingegnose palafitte di modo che con l’alta marea l’intera area offra la suggestione, spettacolare lo riconosco, di galleggiare sull’acqua.

Lungo i corridoi un’interminabile fila di lanterne bianche che vengono accese durante le celebrazioni per illuminare il percorso di fede.

Il Santuario Itsukushima e la Pagoda Tahoto sullo sfondo

Il Santuario Itsukushima e la Pagoda Tahoto sullo sfondo

Non é raro incontrare all’interno sacerdotesse e monaci shintoisti, che risiedono stabilmente sull’isola assieme alle proprie famiglie, intenti nelle loro attività quotidiane. La preghiera rivolta ai visitatori é quella di osservare in silenzio, senza disturbare, ed evitare di scattare foto nei momenti di servizio.

Il Santuario, dedicato alle tre divinità femminili figlie della potente dea Susano-o risale nella sua parte più antica al 593. Oggi é un labirinto di corridoi e sale con un teatro utilizzato per le rappresentazioni sacre il cui sfondo naturale é composto dal mare e dall’onnipresente Torii.

Miyajima, l'emozione in un'immagine

Miyajima, l’emozione in un’immagine

Poco più a nord verso la montagna, un tragitto in salita di una trentina di minuti conduce al Tempio-Santuario di Hokoku, la sintesi di uno stretto legame tra buddismo e shintoismo che in Giappone ed in particolare in questo luogo trova la sua massima espressione.

Letteralmente Palazzo dalle Mille Stuoie fatto erigere verso la fine del 1500 per onorare i caduti delle guerre. Un edificio che la leggenda vuole sia stato ricavato dal legno di un solo albero di canfora, avvolto per buona parte dalla vegetazione della montagna.

Miyajima, il percorso che conduce al Santuario Hokoku

Miyajima, il percorso che conduce al Santuario Hokoku

L'ingresso del Santuario di Hokoku

L’ingresso del Santuario di Hokoku

L’attenzione, oltre che dalle centinaia di piccoli Buddha che accompagnano il percorso dei fedeli, é attratta dalle singolari offerte votive ai lati del tempio. Dei cucchiai in legno per il riso, i cosiddetti shakushi, nei quali sono inserite delle brevi suppliche.

L’usanza, che sembra nacque in seguito all’abitudine dei soldati che partivano per la guerra di consegnare questi singolari mestoli al tempio, gioca sul doppio significato propriziatorio del termine meshi-taru che come parola indica la raccolta del riso dalla ciotola e come verbo l’azione del conquistare.

I piccoli Buddha che "accompagnano" il percorso per il Santuario di Hokoku

I piccoli Buddha che “accompagnano” il percorso per il Santuario di Hokoku

Gli Shakushi, i mestoli votivi del Santuario di Hokoku

Gli Shakushi, i mestoli votivi del Santuario di Hokoku

Santuario di Hokoku, scatti rubati

Santuario di Hokoku, scatti rubati

Miyajima si lascia visitare con estrema facilità anche in una sola giornata, il mio consiglio però, se possibile, é quello di fermarsi per la notte per godere della suggestione e dell’atmosfera unica che questo luogo riserva.

Studenti in gita a Miyajima

Studenti in gita a Miyajima

I siti più importanti sono tutti a ridosso dell’imbarcadero, inclusa la maestosa Pagoda Tahoto dalla cui altura cui si può ammirare la baia e il Santuario Itsukushima.

Se il tempo lo consente é possibile esplorare le altre zone dell’isola in bicicletta e raggiungere in funicolare, o con una passeggiata di un paio d’ore, la cima del Monte Misen, riserva delle scimmie selvatiche di Yaen Koen, da cui si gode una spettacolare vista sull’isola ed il golfo circostante.

 

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