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Le disavventure dei miei viaggi, quello che le guide non dicono

C’eravamo lasciati qui… ai racconti delle mie disavventure in viaggio. Ricordate?

Disavventure di terra, d’aria, d’acqua e di fuoco, dicevamo tra pulmini che prendevano fuoco, aerei malconci, nubi malefiche che ne impedivano la partenza e e guardie di frontiera che necessitavano urgentemente di un vistoso paio di occhiali.

Tanti, decisamente troppi gli imprevisti per potersi fermare a quelli gia raccontati e così, sfruttando la possibilità di “bissare” che Monica per il #sensoimieiviaggi mi ha gentilmente concesso per il tema di questo mese, le disavventure dei miei viaggi, per la serie “a volte ritornano” ecco il continuo.

Cambiamo scenario e spostiamoci sull’acqua più precisamente su di un lago… il Ladoga, in Carelia, nel nord-est della Russia quasi al confine con la Finlandia.

Mi trovavo a bordo della “Lenin” (già il nome profetico era tutto un programma), una piccola nave da crociera fluviale che, nel giro di una decina di giorni mi aveva portato da Mosca lungo il Volga attraverso piccoli villaggi ed isolotti fino al profondo nord.

Quella sera, l’ultima considerato che il giorno dopo saremmo arrivati a San Pietroburgo, eravamo riuniti nella sala superiore per la tipica cena di fine crociera, si mangiava, si chiacchierava si pensava all’arrivo a San Pietroburgo, il tutto “allietato” dalle canzoni di alcune persone dell’equipaggio che, allegramente, pensando di farci cosa gradita, ci “deliziavano” con un ricco repertorio che spaziava da Toto Cutugno ad Albano ai Ricchi e Poveri, vi lascio immaginare il clima.

Ora non so se siano state le troppe canzoni (nutro ancora qualche sospetto) ma all’improvviso la nave ha iniziato ad oscillare vistosamente sui lati, al punto che i tavoli hanno iniziato a slittare verso le pareti, le stoviglie a cadere, la gente, me compresa, a scivolare dalle sedie mentre il gruppetto di “cantori”, stoicamente aggrappato ai corrimano, continuava la sua performance (avrei giurato di essere sul Titanic se non fosse che di Di Caprio nemmeno l’ombra), il comandante continuava a tranquillizzarci sostenendo che il lago, essendo davvero grande ed esposto in maniera diretta ai venti provenienti dal nord, era solito generare onde anomale nel suo centro (ed allora perche’ non navigare vicino alle sponde??).

Tre ore di oscillazioni vertiginose, escoriazioni dovute alla caduta, nausea, paura ed, in alcuni casi, vomito. E tanto per concludere “in bellezza”, al rientro a notte fonda nelle cabine tutto sottosopra… ricordo di essermi ripromessa, cosa che poi non ho mantenuto, di non salire mai piu’ su una nave fosse essa di lago, di fiume o di mare.

Un approdo sul Volga, con la motonave Lenin...

Ed invece, incurante della mia promessa, qualche tempo dopo mi sono ritrovata su un’altra nave nella baia di Boston pronta a vivere l’emozione ( indimenticabile dal mio punto di vista e adesso scoprirete perche’) di vedere dal vivo un branco di balene.

Una tranquilla escursione in mare, diceva la mia Lonely Planet ( non bisogna mai prendere troppo seriamente le indicazioni delle guide), tre ore di navigazione verso l’oceano aperto, tre ore di onde alte più di un metro, tre ore di incessanti oscillazioni dal basso verso l’alto, tre ore di nausea generale e ahimè di vomito, solo che in questa occasione a vomitare erano tutti i presenti sulla nave, una tragedia, sembrava di essere in quei film dell’orrore in cui si viene posseduti da un’entità maligna.

Arrivati a destinazione, a circa duecento miglia dalla costa, un piccolo branco di balene ha improvvisato uno spettacolo indimenticabile (a detta di chi lo ha visto… mio marito era uno di questi, é sua la foto delle balene) manco a farlo apposta, davanti alla nave. Spruzzi, salti in coppia con tanto di passerella finale sotto la poppa, peccato che la gran parte dei passeggeri, inclusa me, erano sdraiati sul ponte in stato comatoso a riprendersi dalla botta di nausea, preoccupatissimi tra l’altro per le successive tre ore di ritorno ( che ci hanno dato la cosiddetta “botta finale”).

La cosa inquietante era che a tratti appariva il personale di bordo, munito di spry disinfettante e salviette, per niente meravigliato, come se la cosa fosse di ordinaria amministrazione (dircelo prima, no??). Capirete che successivamente, almeno per qualche tempo, mi sono tenuta a debita distanza da qualsiasi tipo di imbarcazione, salvo poi ricascarci un annetto dopo, dietro l’incombente desiderio di vedere qualcosa di speciale… eh si, sono recidiva.

Una coppia di balene, fotografate da mio marito, uno dei pochi

Se state programmando un viaggio in Cina, per poter ammirare lo spettacolo dell’Esercito di Terracotta, nei pressi di Xi’An, nella provincia dello Shaanxi, state molto attenti alla piccola comunità di locali che si riunisce tutte le mattine all’ingresso del sito archeologico.

Si scagliano contro i visitatori nel tentativo di sottrargli o vendergli un pò di tutto, statuette riproducenti i guerrieri, falsi reperti archeologici, discutibili souvenir, non promettetegli che una volta fuori acquisterete qualcosa perchè resteranno li ad aspettarvi finchè non uscirete.

Noi appena arrivati nell’ansia di voler entrare per “toglierceli di torno” col dito abbiamo fatto intendere che al ritorno ci saremmo fermati (non capiscono l’inglese ma comprendono la gestualità, risorsa tutta italiana). Ebbene all’uscita ci hanno letteralmente assaliti, all’inizio imponendoci di comprare qualcosa, al nostro rifiuto sono diventati decisamente più insistenti, accerchiandoci con aria decisamente minacciosa, impedendoci fisicamente di tornare verso lo stazionamento dell’autobus. Una delle guide cinesi presenti, ci ha consigliato di acquistare velocemente qualcosa e di allontanarci subito per evitare “ulteriori complicazioni” (complicazioni che a quanto ci hanno poi raccontato capitano spessissimo, é un fenomeno violento che proprio non riescono ad arginare, le stesse guide si tengono a debita distanza da loro).

Immaginate che simultaneamente la stessa scena si ripeteva con la gran parte delle persone che uscivano dal sito e che ingenuamente all’ingresso avevano promesso di fermarsi.

Morale della favola, arrivati agli spintoni ed impossibilitati a proseguire, siamo stati costretti ad acquistare alcune delle loro statuine o meglio l’intera collezione, orribilmente riprodotta in scatola di plastica di dieci guerrieri di terracotta. Alterati per il nostro rifiuto iniziale e dalla nostra “resistenza”, nonostante l’acquisto, hanno poi tentato di non farci passare lo stesso imprecandoci contro parole in cinese. Finalmente, dopo una ventina di minuti passati a cercare di allontanarci, tra spinte ed tantativi di metterci le mani sugli zaini (confesso che la situazione era diventata ingestibile), una specie di guardia allertata da una guida é intervenuta permettendoci di raggiungere l’autobus.

Un bello spavento, dovuto soprattutto al fatto che il gruppetto di “locali” nel giro di pochi minuti era aumentato di numero e noi eravamo solo in due. A casa conservo ancora una di quelle orribili statuine di gesso, quando mi capita sott’occhio mi vengono in mente quei momenti, la paura e la sensazione spiacevolissima di esserci cacciati davvero in un brutto guaio.

L'esercito di Terracotta...

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