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A Peredelkino, nella dacia del “Dottor Zivago”

Esiste un luogo, a pochi chilometri dal centro di Mosca – a me particolarmente caro – testimone silenzioso di una delle più toccanti vicende della storia della letteratura russaPeredelkino.

Un piccolo e pittoresco centro di campagna le cui origini si perdono nella storia di questo immenso ed affascinante paese, un luogo al di fuori del tempo e dello spazio, rimasto fedele a se stesso come se i turbolenti eventi storici che hanno attraversato la Russia negli ultimi cento anni non lo avessero nemmeno sfiorato.

La dacia di Boris Pasternak

 

Un luogo che a partire dagli anni’ 30 ha ospitato nelle sue Dacie, le tipiche abitazioni della campagna russa, con l’intento di favorirne l’ispirazione artistica, gli scrittori più autorevoli del paese, specie in pieno regime comunista quelli fedeli alla causa politica, con una sola grande eccezione, Boris Pasternak.

Grande ed amatissimo scrittore del popolo russo, raggiunse la popolarità mondiale con la pubblicazione del suo Dottor Zivago.

Un’avvincente storia d’amore ambientata in Russia a cavallo tra le due guerre, un inno alla libertà ed alla verità, intenso nelle descrizioni dei paesaggi e delle immense distese innevate, avvincente nella ricostruzione storica della prima guerra mondiale e della rivoluzione russa, sapiente ed attento nella spiegazione della psicologia dei vari personaggi e nella contrapposizione dei sentimenti alla ragione, il tutto amalgamato da un innegabile spirito poetico.

Parlando con chi lo ha conosciuto...

Proprio nella sala in cui brindo' al Nobel, una foto ricorda l'evento!!

Il libro, messo al bando dal presidente Krusciov perchè considerato un manifesto contro il regime, fu pubblicato solo all’estero, dapprima in Italia dove riusci faticosamente ad arrivare nel 1957 e successivamente in gran parte del mondo occidentale.

Lo strepitoso successo ottenuto permise a Pasternak di vincere il Nobel per la letteratura nel 1958.

L’ostilità da parte del regime comunista gli impedì di recarsi in Svezia a ritirare il premio, pena il definitivo esilio. Il dolore e l’amarezza per le umiliazioni subite uniti ad un violento colpo apoplettico ne determinarono la morte appena due anni dopo.

Visitare la sua Dacia a Peredelkino, oggi un vero e proprio museo, é un pò come ripercorrere a ritroso nel tempo i momenti salienti della sua vita.

Un’abitazione semplice per sè e la sua famiglia, su due piani, con il suo mobilio originale. Al pian terreno la sala dove circondato dagli amici più cari ricevette la notizia del Nobel, la cucina, una veranda sul giardino e la piccola camera da letto dove si spense nel gennaio del 1960. Al primo piano il suo studio, il suo cappotto ancora appeso alla porta, le sue carte ordinate sugli scaffali.

Si ha quasi l’impressione che sia ancora lì e che da un momento all’altro entri e si segga alla sua scrivania per “comporre”, ispirato dallo splendido panorama della campagna innevata che si ammira dalle luminose finestre.

La scrivania di Boris Pasternak, Peredelkino, Mosca

Lo scaffale delle edizioni del

Avere la fortuna di parlare di lui nella sua casa, con chi lo ha conosciuto significa addentrarsi ancora di più nella storia e negli eventi della vita di questo incredibile personaggio, per riuscire a capire, almeno in parte, lo stretto rapporto che ancora lo lega a più di 50 anni dalla sua morte al suo amato popolo, un legame fatto di sofferenze, di lotta per la libertà, di passione e di dignità.

Nella sua libreria uno scaffale é dedicato alle copie del Dottor Zivago provenienti da tutto il mondo, portate qui con delle commoventi dediche dai suoi estimatori.

Informatami prima di partire sui dettagli della casa-museo ho scoperto che quella italiana mancava, così in accordo con i miei compagni di viaggio, cari amici appassionati quanto me se non di più dell’opera di Boris Pasternak, ho consegnato un’edizione italiana con tanto di commenti e dediche speciali… visitare per credere.

La

Poco distante dalla Dacia nel vecchio cimitero del paese, un labirinto di strette stradine che si intersecano tra monumenti funebri e piccole e dismesse tombe, riposano su un piccolo tumulo sotto tre grandi pini, finalmente in pace, le spoglie mortali dello scrittore.

La tomba di Boris Pasternak

 

Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato.

La loro è una virtù spenta, di poco valore.

A loro non si è svelata la bellezza della vita.

(B. Pasternak, Il Dottor Zivago)

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