Urbania, la Chiesa dei Morti

 

Prendete un piccolo ed affascinante borgo con alle spalle un passato ricco e variegato, un’antica confraternita, un cimitero all’interno di un convento, un priore intraprendente, una muffa prodigiosa e 18 mummie perfettamente conservate. Vicende, realmente accadute, e personaggi le cui storie si incastrano alla perfezione in un racconto lungo più di 400 anni.

Siamo nell’entroterra marchigiano a poche decine di chilometri da Urbino, più precisamente ad Urbania, un’antica cittadina del Montefeltro.

Urbania, scorcio del Palazzo Ducale

Urbania, scorcio del Palazzo Ducale

In una delle vie più pittoresche del suo incantevole centro storico, a pochi passi dal Palazzo Ducale in via Filippo Ugolini, sorge la Chiesa dei Morti, una volta nota come Cappella Cola, risalente al 1380. Al suo interno, oltre ad uno splendido altare del 1500, é possibile visitare un luogo davvero unico e suggestivo, il Cimitero delle Mummie.

La Chiesa dei Morti

La Chiesa dei Morti

L'ingresso della Chiesa dei Morti

L’ingresso della Chiesa dei Morti

L'altare cinquecentesco della Chiesa dei Morti

L’altare cinquecentesco della Chiesa dei Morti

Si tratta di una cappella interna (immediatamente dietro l’altare) disposta a semicerchio nelle cui teche in vetro sono esposte le mummie di 18 individui (i corpi più antichi risalgono al 1600) ottimamente conservate.

L’apparente sensazione di disagio ed inquietudine dovuta allo spazio angusto, alla scarsità di luce naturale ed all’impressionante vicinanza ai corpi mummificati scompare non appena Giovanni Maestrini, il gentile e preparato custode che si occupa della cappella e delle visite guidate, inizia a raccontare (credetemi, ascoltarlo é davvero un piacere) la singolare ed affascinante storia legata alle mummie.

L'interno del Cimitero delle Mummie nella Chiesa dei Morti

L’interno del Cimitero delle Mummie nella Chiesa dei Morti

Sembra che accanto alla Chiesa intorno al 1600 fosse presente un Convento Francescano (ne rimangono alcuni resti ancora oggi) e che in questo luogo sacro l’antica Confraternita della Buona Morte, fondata dai Duchi di Urbino nel 1500 per scopi caritatevoli, avesse deposto (dopo essersene presa cura in vita) le spoglie mortali dei poveri, dei condannati a morte e di quanti non potevano permettersi una sepoltura privata. Pare inoltre che i corpi venissero inumati nella nuda terra avvolti da un semplice lenzuolo, considerata l’impossibilità economica di provvedere all’acquisto di una bara.

Questa pratica continuò per circa duecento anni fino a quando l’Editto Napoleonico di Saint Cloud del 1804 stabilì, per questioni igieniche, che le persone decedute dovessero essere sepolte in appositi cimiteri creati fuori le mura cittadine. Da qui gli scavi nel convento per spostare le salme e la sorprendente scoperta dei corpi perfettamente mummificati.

Il Priore Vincenzo Piccini, capo della Confraternita ed ideatore di questa singolare necropoli, comprese che la presenza di qualche sostanza particolare nel terreno aveva favorito la mummificazione a scapito della decomposizione e così in accordo con il farmacista della città si impegnò nell’elaborazione di una sostanza che favorisse questo processo offrendosi esso stesso come cavia. Il corpo perfettamente mummificato nella teca centrale, vestito con l’abito originale della Confraternita, é il suo e nella prima teca a sinistra sono presenti quelli di alcuni suoi familiari.

La Chiesa dei Morti, al cospetto del Priore Vincenzo Piccini

La Chiesa dei Morti, al cospetto del Priore Vincenzo Piccini

A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri numerose equipe di medici e scienziati (sembra che una troupe del National Geographic abbia effettuato degli esami particolari ed addittura girato un documentario) hanno studiato questi corpi ed il terreno all’interno del quale sono stati inumati per tanto tempo, giungendo a delle interessanti conclusioni.

La mummificazione naturale é stata resa possibile dalla presenza di un fungo che emana una muffa (Hipha Bombicina) con proprietà antibiotiche e battericide, le salme di conseguenza non si sono decomposte ma disidratate lentamente fino ad essicarsi, mantenendo intatti persino alcuni organi interni.

Ma c’é di più.

Le differenti posizioni delle mummie nelle teca lasciavano già intendere a prima vista che le morti fossero avvenute per i motivi più disparati, oggi grazie alle moderne tecniche diagnostiche, facilitate anche dagli archivi storici della città che verbalizzavano i casi di condanne capitali e morti violente, é stato possibile ricostruire non solo le cause della morte di tutti i personaggi ma anche alcune patologie frequenti, presenti ancora oggi.

Le 18 mummie di Urbania (6 femmine e 12 maschi), bloccate per sempre in quella frazione di secondo in cui la vita diventa morte, hanno tutte la loro storia da raccontare.

C’é una donna morta in seguito alle infezioni riportate da un cesareo (impressionante lo squarcio a croce nel ventre), un’altra affetta da rachitismo ed una con un’evidente malformazione all’anca. E poi c’é un inquietante caso di morte apparente (un uomo sepolto vivo, cosa che purtroppo avveniva di frequente) confermato dalle analisi sul corpo e da alcuni evidenti segnali come la pelle dei polpastrelli consumata nel tentativo di uscire, la pelle d’oca (ancora visbile), il diaframma ristretto ( a causa dell’asfissia) e l’espressione della bocca, il cosiddetto ghigno della follia.

Da sinistra, la donna poliomelitica e quella morta in seguito ad un parto cesareo

Da sinistra, la donna poliomelitica e quella morta in seguito ad un parto ccesareo

C’é un personaggio storico citato in numerose fonti del ducato di Urbino, l’umanista Sebastiano Macci, un canonico malato di Gotta e due mummie che sorprendentemente ancora conservano i capelli, quelle di un condannato a morte ed un ragazzino pugnalato, come citano le fonti, ad una festa danzante (a quanto pare in 400 anni le cose non siano poi molto cambiate a riguardo) e cosa ancora più incredibile un bambino di circa 11 anni affetto dalla Sindrome di Down (sembra che allora la mortalità in questi casi ed a questa età fosse molto alta), un uomo con un evidente squarcio nel torace (segno di un tumore ai polmoni) ed un ragazzino schiacciato dalle ruote di un carro.

Drappi Funebri nella Cappella

Drappi Funebri nella Cappella

Sulla destra, il ragazzo pugnalato "ad una festa danzante"

Sulla destra, il ragazzo pugnalato “ad una festa danzante”

Una carrellata di vite, avvenimenti e storie spesso disperate, che umanizza (e di conseguenza avvicina) questi personaggi. Alla fine della visita ci si sente quasi emotivamente coinvolti, al punto dall’essere sinceramente dispiaciuti, a distanza di centinaia di anni, per la sorte di molti di essi.

 

Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino,

dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove.

Un rimedio miracoloso, per una volta.

Emil Cioran

 

 

Alcune informazioni.

La Chiesa dei Morti é aperta al pubblico tutti i giorni (tranne il lunedì ed il 1° novembre) per le visite guidate (del costo di 2 euro a persona) con i seguenti orari:

11.30 e 16.30 (feriali)

10.30/12  e  15.30/18 (domenica e festivi)

Per informazioni e prenotazioni  349/8195496 (Giovanni Maestrini)

 

6 Comments

  • Elena del Becaro

    settembre 22, 2014 at 9:57 am

    Clap, clap, clap! :))) Con questo post mi hai fatto venire di nuovo voglia di programmare la “gita” nelle Marche, rimandata già un paio di volte! Per assurdo, si impiega molto di più a prendere l’auto e a visitare una regione vicina che un aereo e volare in qualche capitale europea, spendendo spesso anche meno… Sapevo della chiesa dei morti da un bellissimo libro che mappa e racconta tutti questi luoghi. Noi lo consultiamo sempre prima di muoverci per aggiungere qualche tappa ai nostri viaggetti. Si chiama di “Empire of death” ed è davvero bello (non siamo necrofili! ;)). Però un conto è leggerne in un libro un conto e sentirlo raccontato da un blog come il tuo! 🙂

    Rispondi
    • Simona

      settembre 22, 2014 at 10:02 am

      Grazie Elena, non immagini quanto apprezzi il tuo commento.
      Neanche io sono necrofila ma sono appassionata di tutto ciò che riguarda la storia, la cultura e le tradizioni dei luoghi che visito, in Italia come all’estero. Certo che il nostro paese é talmente ricco che risulta davvero semplice trovare cose meravigliose a due passi da casa.
      Grazie per la dritta del libro, non lo conoscevo, credo proprio che lo comprerò… c’è sempre da imparare!! 🙂

      Rispondi
    • Simona

      settembre 22, 2014 at 10:00 pm

      Grazie Anna, quando non sono in viaggio mi piace curiosare nel mio ricco entroterra, scopro sempre qualcosa di nuovo ed interessante. Ed é un piacere riproporlo nel mio blog affinchè possa essere utile a qualcuno…

      Rispondi

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