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Palermo, la leggenda dei Diavoli della Zisa

I colori, i profumi, l’armonia di stili artistici e le testimonianze tangibili di grandi civiltà umane: la meravigliosa Palermo racchiude al suo interno innumerevoli pregi, che sormontano i suoi pochi, seppur evidenti, difetti.

Palazzo della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

Palazzo della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

L’eterogeneità dell’arte e dell’identità culturale sono probabilmente le due più grandi peculiarità di Palermo, caratteristiche che hanno sedotto importanti personalità storiche di ogni tempo. Tra questi Johann Wolfgang Von Goethe, uno dei più grandi letterati tedeschi del ‘900, che ne rimase letteralmente rapito durante il suo Grand Tour.

Del resto sono davvero tante le variabili che le hanno permesso di entrare nelle classifiche delle più belle città italiane da visitare.

Da sempre oggetto di desiderio da parte di imperi e imperatori, nella sua storia Palermo è stata più volte dominata: Fenici, Greci, Arabi, Normanni, Svevi, sono solo alcuni dei popoli che hanno lasciato traccia del loro passaggio, non solo dal punto di vista urbanistico, artistico ed architettonico, ma anche per quanto riguarda l’aspetto culturale.

Proprio al periodo delle dominazioni risalgono alcuni curiosi miti appartenenti alla tradizione folkloristica palermitana.

Tra questi vi è la “Leggenda della Zisa”, legata per l’appunto al Palazzo della Zisa, situato nell’omonimo quartiere cittadino.

Il palazzo è tra le principali testimonianze del periodo arabo normanno, durante il quale la città raggiunse il massimo splendore storico. Il suo nome deriva da un termine arabo che significa “la splendida”, ed in principio sorgeva nel Parco Reale Normanno, un enorme genoardo di rara bellezza.

Particolare del Palazzo della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

Particolare del Palazzo della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

Fu ideato da un architetto di origini musulmane per ospitare il re durante la stagione estiva ed al suo interno sono diversi i richiami alla matrice architettonica islamica.

La Sala della Fontana è la principale attrattiva dell’edificio, caratterizzata dalla presenza di tre nicchie adornate con decorazioni ad alveare. Nella nicchia centrale è posizionata la fontana, da cui parte una canaletta che attraversa la stanza, un antico sistema di raffreddamento dell’ambiente. La stanza è decorata con affreschi parzialmente rovinati dal tempo, ed uno di questi ritrae alcune figure diaboliche.

Sala della Fontana. Wikipedia Photo-Credits

Sala della Fontana. Wikipedia Photo-Credits

 

La leggenda de “U Riavulu ‘ra Zisa”

Secondo la leggenda, il Palazzo della Zisa fu edificato al tempo dei pagani ed al suo interno era conservato l’inestimabile tesoro del sovrano, costituito da una non precisata quantità di monete d’oro. A custodire la proprietà reale erano stati posti alcuni “diavoli” (raffigurati sulla volta della Sala della Fontana). In realtà, l’affresco raffigura Giove circondato da Plutone, Nettuno con il Tridente, Marte, Venere, ecc, che per faciloneria sono stati tutti ribattezzati come, appunto, i diavoli della Zisa.

I Diavoli della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

I Diavoli della Zisa. Wikipedia Photo-Credits

Si dice che per poter accedere alle monete d’oro fosse necessario recarsi presso la sala del palazzo nel giorno del 25 Marzo, in occasione delle celebrazioni dell’Annunziata, e contare l’esatto numero di diavoli.

Pare tuttavia che essi fossero soliti confondere chiunque tentasse di contarli, muovendo la coda ed assumendo strane smorfie. Naturalmente nessuno è mai riuscito ad accedere al tesoro, e secondo le credenze popolari, il giorno che qualcuno riuscirà nell’impresa, la città di Palermo tornerà a splendere economicamente.

Lo sviluppo di questa credenza parte da una effettiva illusione ottica che rende difficile identificare il numero di figure disegnate per via delle differenti dimensioni.

Da tale leggenda si è diffuso il detto dialettale “E chi sunnu, i riavuli ‘ra Zisa?” (Cosa sono, i Diavoli della Zisa?), generalmente esclamato dagli abitanti nelle occasioni in cui non tornano i conti!

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