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New York Ghost Tour, guida ai luoghi “da brivido”, seconda parte

New York City, un enorme vaso di pandora di luoghi, storie, personaggi, avvenimenti.

 

Impossibile non cedere alla tentazione ( insomma, parliamo di New York e qui le tentazioni sono all’ordine del giorno) di andare alla scoperta, specie dopo aver letto un articolo on line sulle abitazioni e gli edifici storici che annoverano “tra i loro ospiti” presenze soprannaturali, di quelli che in molti definiscono i luoghi da brivido della Grande Mela.

E così dopo aver raccontato il mio primo Ghost Tour in un cliccatissimo itinerario tra Mid Town e Lower Manhattan, tornata in città ai primi di novembre mi sono ritrovata, mossa come sempre da un’istintiva curiosità, che quando si tratta di NY diventa quasi incontrollabile, a trascorrere un nebbioso pomeriggio ed un’assolata mattinata alla ricerca di vecchie taverne dal passato equivoco, rese celebri da film cult, attempati, polverosi ed inquietanti affittacamere (chiamarli hotel mi sembra davvero eccessivo) che sembrano sbucati da un racconto dell’orrore, storici teatri di Broadway ed addirittura insospettabili parchi pubblici, per giunta famosi, le cui storie lasciano davvero senza parole.

Seguitemi, cartina alla mano per segnare ciò che più vi interessa, ce n’é davvero per tutti i gusti.

 

Washington Square Park

Avreste mai pensato che uno dei parchi pubblici più belli e famosi di New York, frequentatissimo durante il giorno dagli studenti della vicina NYU, da artisti di strada, turisti, coppiette, attivisti in cerca di consensi e famiglie desiderose di un pò di relax all’aperto, nasconda in realtà un passato triste ed oscuro?

Washington Square Park

Washington Square Park

Questo piccolo gioiello del Greenwich Village corrisponde al perimetro in cui nel 1700 si estendeva un’ampia palude, successivamente bonificata per la coltivazione del tabacco dai nativi americani.

La città di New York acquistò il terreno nel 1797 per farne una sorta di cimitero pubblico per tutti gli indigenti, indiani inclusi, che non potevano permettersi una sepoltura.

A questi si aggiunserò poi i 20000 corpi dell’epidemia di febbre gialla dei primi dell’800 e quelli delle escuzioni capitali che dal 1830 in poi venivano effettuate su un patibolo edificato proprio in un angolo del terreno in questione.

Studenti in Washington Square Park

Studenti in Washington Square Park

Solo verso la metà dell’800 l’area venne trasformata in un parco (sapevate che fu proprio qui che nel 1835 Samuel Morse fece per la prima volta una dimostrazione pubblica del suo telegrafo?), sigillando per sempre i corpi e le storie del suo passato sotto le aiuole, le panchine ed i sentieri mantenuti fino ad oggi secondo l’assetto originario.

Secondo le voci ed i racconti dei frequentatori (ma anche di qualche turista particolarmente “sensibile”) di Washington Square Park sembra che durante le calde giornate estive in alcune zone ai lati della piazza si venga come avvolti da improvvise ventate d’aria gelida e che di notte ci si imbatta in uomini e donne in abiti consunti che tentano di uscire, senza risultato, dal perimetro del parco per poi scomparire all’improvviso.

Altri ancora sostengono di aver sentito all’imbrunire melodie di flauti indiani provenire dal centro della piazza.

 

The Belasco Theater

Il Belasco Theater, che si trova poco distante da Times Square al n.111 della 44 street west, é uno dei teatri più antichi di New York.

The Belasco Theater

The Belasco Theater

Fu aperto al pubblico nell’ottobre del 1907 da David Belasco, un personaggio decisamente eclettico e curioso.

Drammaturgo, regista ed impresario teatrale, sembra scrisse nel corso della sua vita più di 100 opere e la sua fama fu talmente grande da essere addirittura citato da Francis Scott Fitzgerald ne Il Grande Gatsby.

Belasco morì nel 1931 nell’appartamento che si era fatto sistemare proprio sopra il teatro.

Belasco Theater

Belasco Theater, la biglietteria

In seguito il Teatro finì nelle mani di impresari senza scrupoli che lo trasformarono in una sala cinematografica per proiezioni pornografiche. Pare che l’attività paranormale iniziò proprio in questo periodo (dicono che il fantasma di Belasco non gradisse questo tipo di spettacoli all’interno del suo teatro), e prosegue tutt’ora, nonostante oggi il teatro sia tornato alla sua prima destinazione.

Molti attori raccontano che un personaggio molto simile a David Belasco compare dietro le quinte durante le prove e gli spettacoli.

Belasco Theater

Belasco Theater, l’interno

Sembra che l’entità in questione sia solita lasciare pacche sulle spalle in caso di rappresentazioni di successo e scagliare mobili e sedie nei camerini qualora le performance si siano rivelate di scarso valore ed interesse agli occhi del pubblico.

Si racconta inoltre che durante gli spettacoli serali una donna (forse la sua compagna) in abiti tipici anni’30, compaia all’improvviso nelle poltrone vuote terrorizzando gli ignari spettatori vicini.

 

The Ear Inn (The James Brown House)

Quando fu costruito, questo singolare edificio al 326 di Spring Street, a Soho, si trovava a soli 5 metri dall’Hudson River.

Ear Inn NY

La targa che ironicamente ricorda l’originale distanza dell’Ear Inn all’Hudson River

Era il 1817 quando James Brown, afro-americano al servizio di George Washington divenuto possidente coltivatore di tabacco decise di costruire quest dimora in stile Federale e di allestire al pian terreno una sorta di tabaccheria.

Intorno al 1890 la dimora fu acquistata da Thomas Clocke che, considerata la vicinanza al porto fluviale, ne fece un pub per marinai e scricatori di porto, con annessa fabbrica di birra e casa di piacere.

Ear Inn

Ear Inn

Sembra che uno dei marinai, un certo Mickey, assiduo frequentatore del luogo, uscito in strada ubriaco sia stato investito ed ucciso da una macchina di pasaggio.

Ai tempi del proibizionismo l’edificio divenne uno degli speackeasy ( i locali, con annesso bordello, per lo spaccio clandestino di alcolici) più celebri di Soho.

Intorno al 1977 la James Brown House si trasformò in un pub gestito da tre studenti della Columbia University. Per aggirare il divieto della Landmarks Preservation Commission che considerava l’abitazione come struttura storica, la B di Bar divenne E, nacque così The Ear Inn.

A quanto pare il fantasma di Mickey, il marinaio morto proprio davanti al locale alla fine dell’800, si diverte a comparire, di tanto in tanto, al bancone del bar per soffiare un bicchierino al cliente di turno e a palpeggiare il personale femminile.

Qualcuno sostiene che di sera lo si veda ciondolare davanti l’ingresso come in attesa di qualcosa, per poi sparire nella nebbia.

Ear Inn

Curiosando e chiacchierando con i clienti dell’Ear Inn

Che crediate o meno alla storia del fantasma, consiglio vivamente di fermarsi a bere una buona birra e a scambiare quattro chiacchiere con gli avventori del locale, l’atmosfera unica, a tratti ammaliante, é proprio quella della vecchia New York!

 

The Bridge Cafè

Situato al 279 di Water Street a Lower Manhattan, quasi sotto il Ponte di Brooklyn, nel Seaport una delle zone più antiche della città, questo edificio settecentesco cela, tra le tante, una storia talmente curiosa e singolare da essere citata in un film cult come Gangs of New York di Martin Scorsese.

The Bridge Cafè

The Bridge Cafè, a fianco il Ponte di Brooklyn

Costruito nel 1794 risulta essere il più antico locale per la vendita di alcolici della città, divenuto nel tempo, un ristorante ungherese, una taverna di pesce, un pub, un negozio di imballaggio, uno speckeasy ed un bordello.

Sembra che nel periodo in cui il locale era utilizzato come pub e bordello lavorasse qui come buttafuori una donna corpulenta, nota come Gallus Mag, che era solita strappare le orecchie a morsi agli uomini che non pagavano il conto o che procuravano problemi alle prostitute.

A quanto pare le orecchie in questione finivano poi in barattoli di vetro trasparente dietro il bancone del bar, come monito per gli avventori troppo esuberanti.

The Bridge Cafè

The Bridge Cafè, particolari

Un personaggio quello di Gallus Mag ripreso poi da Martin Scorsese nel suo film con il nome di Hell-Cat Maggie, sembra addirittura che alcune scene siano state girate proprio qui.

Oggi The Bridge Cafè é chiuso in seguito alle devastazioni dell’Uragano Sandy, in attesa dei fondi per poter riaprire i battenti.

E’ comunque possibile sbirciare all’interno attraverso porte e finestre, risulta che molti, in periodi diversi, abbiano visto, affacciata ad una finestra del piano superiore, la sagoma di una donna corpulenta, Gallus Mag probabilmente, avvertito forti ed improvvisi odori e rumori e spostamenti d’aria.

C’é chi sostiene che osservando gli interni capiti di notare delle fugaci ombre che si muovono da un lato all’altro della sala, come intente a spostare qualcosa.

Io ci ho provato, dietro indicazione di un commerciante della zona, ma non sono riuscita a notare nulla del genere, devo riconoscere  tuttavia che l’edificio di per se trasmette un certo senso di inquietudine e la pelle d’oca, vuoi per la vicinanza al fiume o per la fredda mattina autunnale ce l’ho avuta davvero.

The Bridge Cafè

The Bridge Cafè, sbirciando

Magari potreste provare voi nel vostro prossimo viaggio a New York e raccontarmi al ritorno cosa, o chi, avete visto.

Che ne dite, ci conto?

8 Comments

  • Monica

    gennaio 12, 2015 at 1:43 pm

    ok, tour n.1 e tour n.2 messi da parte per il mio (chissà quando) viaggio a NY! E’sconvolgente sapere che sotto il Washington Square Park si celi un cimitero!!! Mi intrigano molto anche le altre tappe (soprattutto il teatro con il fantasma): magari meglio decidere di visitarle in una giornata assolata e non… tetra!!!

    Rispondi
    • Simona

      gennaio 12, 2015 at 2:49 pm

      Io ne ho un paio in cui voglio ritornare assolutamente di sera, adoro l’atmosfera creepy della old NY.
      Ci sarà un terzo itinerario per concludere la serie e poi chissà, magari una guida 😉
      Monica qunado progetti il tuo viaggio a NY, per quel che posso e soprattutto se ti va, ti sommergerò di chicche.. 😀

      Rispondi
  • Anna

    gennaio 12, 2015 at 2:52 pm

    Questo mi piace ancora di piu’ del primo, nemmeno io immaginavo quello che c’era sotto washington park, non si finisce mai di conoscere new york, hai proprio ragione.

    Rispondi
    • Simona

      gennaio 12, 2015 at 2:55 pm

      Capisci perchè ci torno sempre, allora?
      Ogni volta scopro cose di cui ignoravo l’esistenza ed ogni volta finisco col sentirmi tremendamente ignorante e bisognosa di conoscere.
      New York é un microcosmo inesauribile ed é per questo, e x tanto altro ancora, che lei sarà (per me, ovvio) sempre la “mia” città

      Rispondi

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