Verso Baia Wulaia

Baia Wulaia...

Il mio viaggio continua.

Risalgo da Capo Horn verso la Cordigliera Darwin attraverso la Patagonia Cilena, tra spettacolari fiordi ed isolotti completamente disabitati, circondati da vette innevate.

Qui la natura la fa da padrona, non c’é nulla che possa anche solo far pensare al passaggio dell’uomo, solo mare, quasi sempre mosso, cielo, in cui grandi e minacciose nuvole si alternano ad improvvisi squarci di sole, montagne, simili a bizzarre sculture venute fuori dalla mente di chi sa quale eccentrico artista che degradano dolcemente verso il mare, uccelli rapaci che fanno dell’oceano il loro territorio di caccia privato, un’aria fredda e asciutta che permette di respirare a pieni polmoni, un silenzio assordante, rotto solo dal fruscio delle onde e dal sibilo del vento.

E’ davvero facile perdere la cognizione del tempo e lasciarsi coinvolgere completamente dalla natura, comprendere il fascino che questi luoghi hanno esercitato sulle decine di esploratori che, nel corso del tempo spinti da motivazioni diverse si sono succeduti in queste terre remote.

Verso la cima, per ammirare lo spettacolo della Baia

La flora patagonica

Con questo spirito sbarco a Baia Wulaia nella parte sud dell’Isola Navarino, luogo sacro per gli indigeni Yaghanes che qui ebbero il loro primo, e per molti letale, contatto con la civiltà, attraverso l’incontro con il naturalista Charles Darwin al seguito della spedizione della mappatura della Patagonia, comandata del capitano britannico Fitz Roy.

La targa

Un trekking in salita mi porta alla scoperta della semplice e laboriosa vita degli Yaghanes, della ricca flora e della fauna locale, delle numerose dighe dei dispettosi castori che con il loro operato modificano l’ambiente, al punto tale da essere oggi considerati una vera e propria piaga per tutta la Terra del Fuoco.

Fino ad arrivare dopo due ore di cammino alla cima, per godere di uno dei più spettacolari panorami sulla baia, sulle montagne circostanti e sul Canale di Murray.

 

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